Rispetto per la famiglia
Se avete seguito la cronaca verso la metà della settimana appena finita, cari lettori, di certo non vi è sfuggito che mercoledì 19 è stata portata a compimento una delle operazioni più massicce intrapresa dall’FBI contro la criminalità organizzata italo –americana. Sono stati compiuti 130 arresti tra vari clan di origine sicula che si occupavano in particolare di droga, prostituzione e contrabbando –insomma, i soliti affarucci con cui Cosa nostra manovra gli interessi a livello sotterraneo, a cui da tempo immemore fiction e film, molto spesso di ottima fattura (come non pensare al Padrino e capolavori affini?..), ci hanno abituato. Noi di certo, da italiani -e indirizzo queste parole specificamente a chi condivide con me l’avventura di vivere nella parte meridionale dello Stivale- abbiamo sotto gli occhi l’espansione constante della malavita organizzata che da anni ormai ha attecchito radici anche abroad. E siamo consapevoli che, anche se i mezzi di comunicazione in mano a certi personaggi possono risultare fatali, è alquanto ipocrita puntare il dito contro serial e film che apparentemente inneggiano alla Mafia, ma in realtà si immedesimano psicologicamente trattando dal punto di vista della società degli uomini valorosi le tematiche ad essa concernenti.
Alimentando polemiche tanto sterili si inquadra nel modo più sbagliato uno dei serial che hanno riscosso maggior successo negli ultimi 12 anni, riscuotendo 5 Golden Globe in 6 serie tra quelle più innovative sul piano narrativo/descrittivo. Come avrete capito, stiamo parlando de I Soprano, la serie ideata da David Chase che narra le peripezie della famiglia omonima, originaria dell’Avellinese, che con la scusa degli elementi di fantasia quanto di un’introspezione psicologica unica e mai applicata prima, ha costit
uito un precedente a cui la casa di produzione HBO ha largamente attinto per i successivi programmi a venire. L’idea del creatore è stata quella di narrare le peripezie di Tony Soprano (James Gandolfini) sotto un’ottica istintiva e “protagonistica”, imperniando le vicende intorno ai problemi psichici (le crisi di ansia susseguenti a degli attacchi di panico) con cui convive sin dalla tenera età, oltre ad avere una tale rilevanza da caratterizzare spesso le sue scelte coscienti –si pensi alle scene oniriche, molto presenti soprattutto verso le serie intermedie- e i vari affari che conduce quotidianamente: scontri con il clan newyorkese rivale dei Lupertazzi, i vari tradimenti e i susseguenti omicidi e problemi con la succitata agenzia governativa…ma non si esaurisce tutto nella trama, per quanto avvincente la stessa sia.
Le storie dei vari personaggi, interni alla famiglia quanto alla Famiglia più propriamente detta (che non si intersecano mai in tempi di pace, tanto che la moglie Carmela, impersonata da Edie Falco, ignora la portata dei crimini del marito) a volte si distaccano dalla vicenda principale, fino quasi a costituire dei veri spin –off interni alla saga madre. Si pensi alle peripezie dello zio Corrado “Junior” Soprano (il Dominic Chianese che interpretò Johnny Ola nel Padrino –Parte II) e della convivente famiglia di Bobby Bacalieri (Steve Schirripa), o i paralleli studi della figlia Meadow al college. Ma il vero perno che regge la storia dalle fondamenta non è nemmeno il matrimonio –finito alla fine della IV stagione- o l’odio verso la madre Livia, morta dopo il 28esimo episodio: è l’ambiguo rapporto con la psicanalista Jennifer Melfi (Lorraine Bracco), da cui Tony si sente ben presto attratto fisicamente tra una relazione extraconiugale e l’altra. Tant’è vero che, vittima essa stessa delle confessioni del potente boss, formalmente proprietario di una ditta di smaltimento di rifiuti speciali, decide di allontanarsi ed abbandonarlo alle proprie paranoie…mentre la sua cricca affronta un susseguirsi di arrivi e scomparse –il “palo” per l’FBI Pussy Bonpensiero e il capomandamento Ralph Cifaretto- e di avvicendamenti al comando dei rivali di sempre, Paulie Gualtieri, Silvio Dante (un inedito Steve Van Zandt che ripone la chitarra ed interpreta in modo superlativo il braccio destro di Tony) e il nipote Chris Moltisanti vengono travolti dagli avvenimenti al pari del loro boss. Gli eventi precipitano finché non si decide di chiarire ad un tavolo di ristorante. L’ultima scena: mentre la figlia Meadow entra dalla porta del locale Tony guarda davanti a sé…la musica si interrompe. Lo schermo diventa nero.
Con questo colpo di scena finale la serie colleziona in totale 82 premiazioni e 211 nominations, divenendo il serial più premiato di sempre.
I Soprano hanno influenzato tanto radicalmente l’immaginario cinematografico e sociale americano da divenire un programma di culto. Qui sotto, una citazione dall’episodio della XIII serie dei Simpson dal titolo “un distintivo nuovo per papà” : http://www.youtube.com/watch?v=ZQPC717HTXg
Prova tangibile di quanto il pubblico USA abbia gradito la serie…e politici di ambe le nazionalità l’abbiano superficialmente denigrata. Come cercavo di avvertire prima, una serie ben progettata al pari di altri inarrivabili punti di riferimento cinematografici –omaggiati anche dalla presenza nel cast di attori provenienti dai masterpieces più disparati, in molti ad esempio da Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese- non può finire imbrigliata nelle maglie della scusa della “conferma dello stereotipo del mafioso”: oltre a distorcere la realtà, non ci si rende conto dell’elogio degli alti ideali di famiglia e lavoro di cui la serie si fa portavoce. Un punto a favore che in molti stentano a riconoscere, dal Presidente della Camera Fini all’allora governatore dello stato di New York Mario Cuomo. Sarebbe auspicabile da parte di un pubblico giovane e preparato imparare a riconoscere la fiction dai dati di fatto, per pensare di progredire intellettualmente oggi come oggi.






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