Adriano Celentano: l’uomo sbagliato nel posto sbagliato
di Gregorio Staglianò
L’italiano medio, cui si annoverano parecchi difetti oramai cementificati nella tradizione stereotipata, in una cosa è maestro: nell’alzare polveroni inutili. Il Festival di Sanremo, che dovrebbe essere l’esprit général, il prodotto e il sunto degli usi e costumi dell’italiano medio, come se fosse un biglietto da visita in eurovisione, è terra battuta su cui troppo spesso i venti della polemica imperversano. Adriano Celentano, notissimo cantautore italiano, cinquanta anni di carriera canora circa, questa volta si è spogliato delle sue vesti sgualcite e impolverate di “molleggiato” per indossare quelle di predicatore, moralista, cattolico deluso e cittadino civilmente offeso. Propone agli occhi dei quasi 17 milioni di italiani sintonizzati, un monologo composto da numeri e gag organizzate fin troppo, una sorta di recita scolastica con Morandi e Pupo e qualche pezzo canoro di stacco – per non appesantire le coscienze -, in cui la vena polemica ne è l’asse principale. Affermazioni pesanti le sue, secondo cui “giornali inutili come l’Avvenire e Famiglia Cristiana dovrebbero chiudere” per il semplice motivo che non si occupano più di predicare i valori del cristianesimo, ma vengono risucchiati nel vortice della politica e di altri svariati temi estranei alla sfera religiosa. Se la prende inoltre con i preti, stessi motivi, soggetti differenti, con la Consulta che ha “buttato nel cestino un milione e duecentomila firme raccolte per il Referendum”, rivisitando il concetto di “potere sovrano”, che dovrebbe appartenere al popolo, così come la Costituzione italiana sancisce. Facile intuire la serie di polemiche e scalpore che questo intervento ha suscitato nella sensibilissima quanto ipocrita, opinione pubblica italiana. C’è da ammettere che la maggior parte delle parole scaturite dalla bocca di questo cattolico così amaramente deluso, sono giustificabili e motivate, ma era questo il luogo e il modo adatto?
Nei salotti mediatici l’ostilità e la stizza nei confronti dell’intervento pungente del cantautore non tarda ad arrivare, la critica sta distruggendo il suo intervento e di conseguenza, teorie complottistiche aleggiano nella testa di Celentano. Nell’intervista di Sandro Ruotolo, a “Servizio Pubblico” del 23 febbraio il predicatore – cantante riafferma le sue opinioni anche se l’occhio più scettico e critico si può esser facilmente accorto della pomposa impostazione falsata con cui l’accusato espone le sue teorie, ma queste sono supposizioni. Il vero neo del panorama pubblico sta nel fatto che nessuno sta al suo posto, ognuno invade il terreno dell’altro: Sanremo dovrebbe sfornare canzoni e talenti, non polveroni politici, religiosi, etici e morali; Celentano forse si è esposto troppo in un luogo non adatto a quel genere di interventi, ma forse non è questo che fa alzare lo share?
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