Casablanca: un film di ieri, di oggi e di domani.
Esistono molti film che devono essere visti almeno una volta nella propria vita, Casablanca è uno di questi. Certo, potete tranquillamente vivere senza aver conosciuto Rick e Sam, Laszlo e Ilsa, ma se avete voglia di sapere chi sono di certo ne resterete affascinati.
Ma perché ancora oggi, nel 2011, guardiamo un film uscito nel 1942? Che cosa rende Casablanca unico nel suo genere e degno di vivere in eterno?
Le risposte sono molteplici e credo anche infinite. Proviamo ad elencarle strada facendo, sperando di non dimenticare le più ovvie e di riuscire anche ad inserirne qualcuna nuova.
Iniziamo ad analizzare l’anno di realizzazione di questo film: 1942, siamo nel periodo della Grande Hoollywood, del cinema americano classico in cui ogni pellicola è frutto di una lavorazione quasi maniacale. Le inquadrature sono strutturate in modo da non provocare stordimento nella visione dello spettatore, c’è il decoupage invisibile che fa sì che tutte le riprese si alternino armoniosamente senza scavalcamenti o errori nei raccordi (entrate e uscite eccetera), gli attori non potevano guardare in macchina. Insomma il film doveva essere un prodotto perfetto, senza sbavature. Siamo nel periodo dello studio system, dove gli sceneggiatori lavoravano in modo intensivo sulle opere senza avere il benché minimo riconoscimento autoriale, era come essere in fabbrica, si entrava alle 8, si timbrava il cartellino e poi di lì in avanti si lavorava, si creava, si produceva, come se fosse una catena di montaggio. Spesso, è noto, venivano ingaggiati contemporaneamente più sceneggiatori per lavorare sullo stesso film, gli uni all’insaputa degli altri, in questo modo poi il produttore avrebbe scelto il lavoro migliore tra quelli prodotti. Politica poco corretta, ma che a quanto pare dava i suoi frutti.
Nel caso di Casablanca è noto che la sceneggiatura non fosse finita nel momento in cui si cominciò a realizzare il film, anzi la stesura procedeva giorno per giorno. Insomma Bogart e la Bergman recitavano nel film senza sapere come sarebbe finita la storia; penso sia inimmaginabile che oggi un attore si pieghi a questo, soprattutto che un produttore investa su una sceneggiatura non finita.
Nel 1942 però ad Hollywood gli attori erano assunti tramite contratti che prevedevano la realizzazione di un determinato numero di film, quindi la Warner aveva a disposizione Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Peter Lorre, Sydney Greenstreet e altri e ha realizzato Casablanca con loro. La scelta non era sicuramente un salto nel vuoto, l’anno precedente sempre alla Warner era stato prodotto Il mistero del Falco in cui recitavano diversi degli attori di Casablanca (Bogart, Lorre, Greenstreet), attori che avevano già una certa fama e che sicuramente sarebbero stati accolti positivamente dal pubblico, quindi c’era un minimo di certezza di guadagno dalla produzione di questo film. Non si trattava nemmeno di un’opera prima, ma era tratto dalla commedia Everybody Comes to Rick’s di Murray Burnett e Joan Alison, quindi aveva alle spalle una storia letteraria.
Riguardo le scelte degli attori vorrei porre maggiore attenzione al pianista Sam, per la prima volta nella storia del cinema vediamo un uomo di colore che non interpreta il ruolo di servitore, ma è un amico di Rick, anche se secondo alcuni critici il loro rapporto è strutturato nell’ottica servo-padrone, ma sicuramente è un personaggio di grande rilievo nella vicenda.
Esaminando la casa cinematografica Warner, possiamo dire che, in quanto Warner, era sicuramente una certezza per il pubblico, infatti era noto a tutti gli spettatori che questa major fosse impegnata nella produzione di pellicole ben inserite nel contesto sociale dell’epoca, ad esempio Casablanca ci racconta la storia dell’Europa sotto l’assedio Nazista, del momento in cui si cercava di fuggire in America.
A questo punto è interessante fare una riflessione, è noto che nella storia del cinema ci sia stata una grande battaglia da parte dei registi per ottenere “il nome sopra il titolo”, cioè per vedere scritto il proprio nome sotto il titolo del film. Oggi sembra scontato, ma fin dagli albori del cinema, e qui mi viene in mente il caso di Griffith, questo era impensabile. Pensando al caso di Casablanca e dei film della Grande Hollywood, forse è un po’ assurdo dire che il film fosse stato diretto da Michael Curtiz perché è difficile comprendere quanto egli possa aver influito sulla realizzazione della pellicola. Ricordiamo infatti che spesso non era il regista a seguire il montaggio del film, ma veniva fatto da altri, il primo a ribellarsi a questo fu Orson Welles che riuscì ad avere un controllo completo della sua opera: Quarto Potere, film fondamentale che ha sconvolto fortemente lo studio system, non solo a livello produttivo, ma anche a livello di realizzazione, il discorso in merito sarebbe molto lungo e complesso e non è questo il momento adatto per intraprendere quest’avventura. Insomma, la Grande Hollywood era una sottospecie di mondo ostile, che però ha prodotto capolavori indimenticabili che hanno segnato fortemente la storia del cinema e che l’hanno influenzata in modo inequivocabile.
Concludendo, mi rendo conto che forse non ho risposto a molte delle questioni che possono nascere dalla visione di Casablanca, spero almeno di avervi spiegato perché è importante ancora oggi vedere e soprattutto amare questo film. Certo, Umberto Eco negli anni 70 lo ha definito come l’emblema dei cliché, dove i luoghi comuni si sprecano, ma sicuramente è un’esperienza unica e da fare almeno una volta nella vita. Un film da vedere e rivedere, un film di ieri, di oggi e di domani.





Commenti recenti