‘Mbelenati (pt.3)
“Quando sento parlare delle indagini sulle navi affondate nel Mediterraneo, cariche di scorie e fanghi radioattivi, mi chiedo: ma hanno scoperto l’acqua calda?”
A parlare è Anna Vespia, vedova del comandante Natale De Grazia. Chi è costui? E come mai lo tiriamo in ballo nel terzo episodio di questa lunga e, quasi incredibile, storia di sconcertante ecomafia fornita sul piatto d’argento al comune cittadino?
Si può ritenere il Capitano De Grazia l’uomo che ha fatto scoccare la scintilla sul caso delle navi dei veleni. Prima persona ad accorgersi dell’immenso traffico di rifiuti che galleggiava (e non) sul Mediterraneo, oltre che investigatore fondamentale per lo sviluppo delle indagini sulla Strage di Ustica e sull’omicidio di Ilaria Alpi. E proprio come Ilaria Alpi, la morte di De Grazia ha più di un elemento fonte di mistero.
De Grazia morì, del tutto improvvisamente ed inspiegabilmente, il 13 Dicembre 1995 mentre in auto, assieme ad altri investigatori, si stava dirigendo a La Spezia per proseguire le indagini sul traffico illecito di armi e rifiuti. Non vi erano patologie regresse o particolari fenomeni che avrebbero potuto spiegare una morte praticamente fulminante, inaspettata. Come se qualcuno avesse staccato d’improvviso un interruttore…strano, troppo strano.
I familiari di De Grazia non hanno mai smesso di sostenere, infatti, la forte ipotesi dell’omicidio piuttosto che della morte naturale.
De Grazia andava scomodo a molti: se nel suo lavoro in Capitaneria dimostrava un’umanità ed una professionalità fuori dal comune, durante le investigazioni per conto della Capitaneria o della Magistratura aveva una spietata abilità di scovare anche il reato più nascosto. Cosa che gli valse la Medaglia d’Oro al valore civile, conferitagli dal presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2003, una consolazione che però, ai familiari di De Grazia, sta stretta. Nelle parole di Anna Vespia, trascritte con rara maestria dalla coppia Iatì – Baldessarro nel libro Avvelenati, c’è tutta la sfiducia in uno stato che abbandona eroi come De Grazia e le loro famiglie, tra cui i figli non ammessi in Marina per piccolezze. Un autentico doppio schiaffo morale.
Tale azienda, facente capo a Comerio, rilevava tra le sue attività principali l’inabissamento di rifiuti tossici e radioattivi a mezzo di speciali siluri. Vi sembra strana come cosa? Lo è.
I principali progetti della Oceanic Disposal Management, denunciati continuamente da Greenpeace, riguardavano proprio il siluramento dei rifiuti radioattivi per conto non di privati (è questo a mettere paura), ma bensì di amministrazioni statali. Si cita pure la Francia, giusto per rendersi conto..
L’azione diplomatica di Comerio lo condusse ad una seria trattativa con la giunta militare al governo della Sierra Leone, con la quale arrivò a stipulare una bozza di accordo sia per la costruzione di un impianto per la produzione dei siluri che per l’utlizzo di uno specchio di mare facente parte della Zona Economica Esclusiva del piccolo stato africano per l’inabissamento degli stessi con l’esclusivo carico di scorie nucleari e rifiuti pericolosi in genere.
Stesso discorso in Somalia, dove fu approntata addirittura una mappa più o meno dettagliata sui siti di siluramento, tutto ciò ovviamente col benestare di diversi governi Europei e non.
Ma quant’è ampio il giro d’affari generato da questo progetto di Comerio? Tanto, sicuramente più di quando ci si possa immaginare. Basti pensare all’azienda Trefinance S.A., registrata presso un notaio lussemburghese con azionisti la International Veco Services e la Fininvest, questa sconosciuta, creata con un capitale pari a 51 miliardi di lire, capitale aumentato meno di un anno dopo di oltre 100 miliardi di lire. Da cosa deriva tutto ciò non è chiaro, ma il fatto che uno dei principali soci della Veco sia tale Filippo Dollfus, azionista anche della ODM, il quale a sua volta sta a capo di un’azienda che ne controlla altre le quali, in un modo o nell’altro, riconducono sempre alla figura di Comerio, mette su parecchi dubbi e parecchie perplessità.
Di mezzo c’è anche un altro sconosciuto, David Mills, il quale, col benestare di Silvio Berlusconi, sembrerebbe condusse attività parallele a quelle della Trefinance, facendo passare da quest’ultima tutte le attività finanziarie non riconducibili alla Fininvest di Berlusconi, che avrebbero potuto gettare un’occhio di sospetto sull’attività proprio della Fininvest. Il miscuglio di società nate per coprire, fin quanto possibile, gli affari sporchi costruiti sui rifiuti è talmente fitto che è realmente difficile districarcisi dentro. Greenpeace ha sempre denunciato tutto ciò, continua a farlo, battendosi contro un muro di interessi e giochetti politico/economici difficile da abbattere.
Con conseguenze facili da immaginare..
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