Una scelta obbligata. Il coraggio di aspettare
Oggi è cominciata ufficialmente l’era Monti. Dovrebbe rappresentare la rottura con il passato, una scelta che dovrebbe mettere d’accordo tutte le varie rappresentanze politiche; proprio perché in questa nuova “squadra esecutiva” non c’è proprio nulla di politico. La soluzione migliore?
Beh, io preferirei parlare di scelta obbligata, dettata da esigenze che non permettono affatto di disporre di una vasta gamma di opzioni. Un governo tecnico –appunto- garantisce la massima competenza nei vari ambiti: poiché ogni singolo ministero viene attribuito a uno specialista del mestiere. Con il governo politico, l’assegnazione degli incarichi viene posta in essere attraverso atti di generosità a favore dei propri delfini e pupilli; o come atto di gratitudine nei confronti di quelle macchine acchiappa -consensi di cui la maggioranza può fregiarsi.
Il governo tecnico è senza dubbio un passo indietro delle istituzioni, rivestito di lodevole umiltà, di fronte al palese fallimento della classe dei politicanti: a causa del quale si è reso indispensabile il controllo asfissiante del nostro portafoglio da parte dell’UE.
Mossa che ha umiliato l’intero paese, ma che si è resa necessaria dalle circostanze. Monti è senza dubbio un personaggio di larghe vedute, è l’uomo che più di ogni altro potrebbe far quadrare i conti, proprio in una fase in cui l’Italia, gli italiani sembrano avvertire il bisogno impellente di un ragioniere, piuttosto che di un oratore.
C’è ancora qualcuno in giro che storce il naso; ma atteggiamenti del genere risultano dannosi anche al poco di politico rimasto nella formazione di questo nuovo governo. Insistere sulla necessità di affidare nelle mani del popolo la formazione dell’Esecutivo è un’ostinazione irrazionale: ciò significa, letteralmente, assoluta incapacità di comprendere che non siamo in grado di sostenere una nuova tornata elettorale.
Le elezioni rappresentano l’elemento di maggior espressione dell’identità di un determinato paese: quale identità pensiamo di poter esprimere allo stato attuale? Come si può esprimere qualcosa che di fatto non esiste? 
Le elezioni rappresenterebbero un suicidio politico; ci farebbero apparire agli occhi di tutto il continente come una repubblica di scimmioni senza un briciolo di cervello.
Un ulteriore passo indietro, indicatore di mediocrità e superficialità degne del miglior Homer Simpson. Anche il centrosinistra, la realtà che godrebbe dei maggiori benefici in caso di elezioni, quasi all’unanimità (proprio perché i diffidenti si nascondono anche da queste parti), ha appoggiato la nomina del nuovo presidente: il quale dovrà tutelare al meglio gli interessi di un’intera nazione, non più dei pochi privilegiati; avviando il ciclo dei futuri provvedimenti con la revisione della legge elettorale.
Ulteriore motivo per cui le elezioni sono una soluzione, per ora, da escludere: la legge elettorale non consente alcuna forma di ricambio nel Parlamento: in cui si registrerebbe la conferma delle attuali egemonie, non producendo alcuna spaccatura fra il ciclo berlusconiano e questa “nuova frontiera”.
Certo, le decisioni di questi ultimi giorni sanciscono il tramonto degli attuali contenuti politici; il messaggio che da alcuni mesi le nuove generazioni cercano disperatamente di diffondere.
Questi risultati non soddisfano le nostre richieste e ridimensionano i nostri piani: ma se vogliamo dare un seguito a ciò che abbiamo cominciato, dovremo avere il coraggio di aspettare e rivedere quello che si è programmato. Avremo tempo a sufficienza per colmare eventuali lacune. Anzi, dobbiamo considerare questo momento storico come il livello intermedio fra un momento nefasto e la stagione politica che potrebbe vederci finalmente protagonisti.
Qualora fosse realmente così, dovremmo rivolgere infiniti ringraziamenti a chi ha operato queste scelte; non solo di mera economia, ma atte a costruire qualcosa di ulteriore, di rilevante sul piano morale, oltre che materiale.
C’è sempre qualche buon principio che ereditiamo da coloro che ci precedono: non possiamo pensare di trovarci in un perenne “Anno 0”. Questa volta, ci sono tutte le premesse per una base d’azione molto interessante.
Buon viaggio ai traghettatori.
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d’accordissimo sulla necessità di una soluzione del genere,anzi più precisamente sono d’accordo con te nell’affermare che andare ora ad elezioni rappresenterebbe l’errore degli errori per tanti e tanti motivi. Sono però scettico su Monti, semplicemente per i dati che escono dalla sua voce su Wikipedia, che bastano e avanzano per pensare male (volendolo). In ogni caso forse hai precorso un pò i tempi sul fatto di questo governo sicuramente “apoliticizzato”. aspettiamo la squadra dei ministri, il nodo su letta e amato è ancora da risolvere!