Facce nuove vecchia politica: ecco il Diniego di Giustizia

feb 06, 12 Facce nuove vecchia politica: ecco il Diniego di Giustizia

E’ stato approvato Venerdì alla Camera un emendamento che fa parte della Legge Comunitaria, e introduce il concetto di “responsabilità civile dei giudici”. Cosa significa?! Il magistrato poteva già essere querelato dopo una sentenza, come recita la legge.: “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue Finora lo Stato si è fatto carico del risarcimento che chiunque abbia ritenuto di essere stato danneggiato dalla legge ingiustamente ha chiesto. La norma, proposta dall’onorevole della Lega Gianluca Pini, approvata venerdì con voto segreto, ha visto compatta l’ex maggioranza parlamentare, che è riuscita con  264 voti favorevoli e 211 contrari a introdurre un concetto talmente vago da produrre un vuoto costituzionale: il magistrato personalmente, e anche lo Stato, dovranno risarcire chiunque riterrà di aver subìto “diniego di giustizia”. L’Associazione nazionale magistrati ha definito l’emendamento un intimidazione. In effetti, dal momento che dagli anni ’80 ad oggi sono state solo 406 le cause intraprese nei confronti di magistrati in Italia, l’esigenza, la necessità impellente di approvare quest’emendamento per il bene del popolo italiano, a noi comuni mortali non è evidente, forse perché in effetti non è tanto alla gente comune che serve, quanto a chi siede nel nostro Parlamento, e che di questioni da risolvere con i magistrati ne ha in abbondanza. Ed infatti Berlusconi, Alfano e Ghedini, concordano nell’affermare che quest’emendamento rappresenta ed è parte del “patrimonio ideologico” del PdL. Se dovesse bastare un cavillo burocratico per appellarsi al concetto di diniego di giustizia, un magistrato potrebbe aver timore di decidere in modo indipendente e imparziale a causa delle ripercussioni finanziarie che ciò potrebbe comportare per lui, considerando anche che un magistrato non ha mai una responsabilità individuale nei confronti del processo, non essendo mai il solo ad occuparsi dell’infinita trafila burocratica che vi sta dietro. Ma mettendo da parte queste macchinazioni, i problemi più importanti della giustizia Italiana riguardano quel vuoto civile che hanno lasciato tante decisioni non prese, e che hanno avuto spesso come conseguenza mancate condanne a terroristi, mafiosi e politici. Per non parlare della lentezza con cui agisce il sistema giustizia in Italia. Le pratiche giuridiche acquisite in seno ad società prevedono che la disputa tra due individui non sia lasciata alla mercè della faida privata; ciò comporterebbe il rischio di soccombere nell’illegalità generata dall’assenza di un terzo che tuteli la risoluzione pacifica della controversia, attraverso il patteggiamento, chiarendo i principi secondo i quali agiscono le nozioni di colpevolezza e assoluzione, dinanzi a un codice di leggi che ordinano e gerarchizzano. Se la disputa viene sottoposta a regolamentazione,  e acquisisce un carattere risolutivo, è grazie all’intervento di un terzo che deve agire in modo imparziale e disinteressato nei confronti della legge. La corruzione nella casta dei magistrati rappresenta una piaga perpetua: invece di occuparci di questo si sta tentando di introdurre una norma che aumenta la responsabilità civile dei giudici, quasi negando un principio che garantisce l’imparzialità di chi regolamenta la contesa. Per divenire legge questo emendamento dovrà essere approvato anche al Senato, ma il ministro della Giustizia Paola Severo insieme a membri del PD e dell’attuale governo vorrebbero modificarlo. Speriamo che non subiscano un altro scacco dall’ex maggioranza che si sa è sempre stata belligerante nei confronti dei magistrati, forse perché sa di doverli temere.


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