Midterm: crisi per Obama
Elezioni Mid Term, ovvero come Barack Obama si è risvegliato dal sogno americano
Chiuse ormai le urne, a quasi 2 anni dalla cerimonia d’insediamento che lo rese ufficialmente il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, il presidente della speranza, il volto del Sogno Americano, si ritrova con tante ferite e con poche certezze sul come fare a lenirle. Le elezioni di Mid Term, chiaro specchio del giudizio del popolo sull’operato del presidente, hanno regalato al Partito Repubblicano la maggioranza dei seggi alla Camera (239 ai repubblicani, che guadagnano ben 60 seggi, e 187 ai democratici), e ridotto notevolmente il gap al senato, inaugurando così quella che sarà, come è facile prevedere, una stagione di grande dialogo tra i due poli del parlamento statunitense. Mancano ancora 7 seggi vacanti alla “camera” e uno al senato, ma nulla che possa alterare gli attuali equilibri.
OBAMA FA IL MEA CULPA.
“la gente è insoddisfatta” ammette il presidente (d’altronde, come dire il contrario?), “abbiamo già fatto tanto, ma evidentemente non è stato percepito” dice, aggiungendo che da ora in avanti non sarà più possibile non ricercare un terreno di dialogo con l’opposizione repubblicana “cercheremo di parlare con l’ala meno radicale dei repubblicani” confessa; e probabilmente sarà su temi come il ridimensionamento del deficit pubblico, le tasse e gli sgravi fiscali, che il Presidente cercherà il dialogo; ma guai a parlargli di possibili aggiustamenti alla “sua” riforma sanitaria, spesso fatta oggetto di feroci accuse dai rivali repubblicani “ho fatto la cosa giusta con la riforma sanitaria” ribadisce con forza, “è chiaro che la gente è insoddisfatta a causa della lenta ripresa dell’economia”.
CADE ANCHE CHICAGO, PERSO IL SEGGIO DELL’ILLINOIS.
La cartina d’America è diventata dunque primariamente di colore rosso (il colore dei Repubblicani), e tra le ex conquiste democratiche ormai passate al nemico, una citazione a parte merita sicuramente l’Illinois, dove Obama fu governatore. Ebbene, anche l’Illinois è ora cerchiato di rosso: il governatore sarà Mark Kirk (che si dice pronto a lavorare insieme ad Obama), ciarlatano simile a qualche politico di casa nostra, che si era vantato di certe onorificenze mai realmente attribuitegli per il grande valore dimostrato sotto le armi. Ma questa è un’altra storia.
VERSO QUALE FUTURO?
Chi, dopo i bagni di folla che seguirono la vittoria di Obama, avrebbe mai scommesso che oggi, a due anni dalla scadenza del mandato, il presidente non sarebbe assolutamente stato certo di una nuova futura vittoria? E con le presidenziali che si avvicinano, il partito Repubblicano, che ora avrà di certo acquistato nuova e grande fiducia, in quale direzione, e verso quale candidato, si muoverà? In realtà, la leadership repubblicana è quanto mai una poltrona vuota: tra pseudo candidati sconosciuti, improbabili revival, e personaggi emersi solo dal buio delle voci di corridoio, l’unica ad aver dato la sua disponibilità ad una eventuale candidatura è stata Sarah Palin, forte anche del successo riscosso nelle mid term dai candidati appoggiati dal suo movimento, i Tea Party (tra gli altri, Marco Rubio, giovane cubano che per tanti aspetti ricorda l’Obama di un paio d’anni fa). La forza elettorale della Palin potrebbe presto diventare, però, un problema per i repubblicani più “democratici”, e tutto ciò potrebbe rafforzare e, in previsione, avvantaggiare Barack Obama, attualmente presidente contestato, ma unico e solo vero punto di riferimento di un vecchio nuovo mondo ormai in declino.
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