Rimborsi o Finanziamenti?
L’Italia è un Paese anomalo. Sarà per via dei suoi cittadini ancorati ad ideologie ancestrali, sarà perché ci si accorge di un pericolo solo dopo il disastro avvenuto. Ricordo bene quando qualche giornalista, degno di questo nome, come Travaglio, Gomez, Fini o Stella ci metteva in guardia dai furti chiamati “rimborsi elettorali” che i nostri rappresentanti acquisivano da anni alle nostre spalle.
Si parlava di una Casta e non di un singola mela marcia, nonostante lo stesso popolo ribadisse la solita frase retorica “non sono mica tutti uguali”; sperando che qualche salvatore della patria venisse in loro soccorso. Aveva ragione il compianto Monicelli quando diceva:” gli italiani vogliono qualcuno che pensa per loro. Se va bene, va bene, altrimenti lo impiccano”.
Il dato inconfutabile è che ora il caso Lusi mette sotto la lente la detrazione di 13 milioni di euro ai danni dei contribuenti. Il vero problema è di matrice democratica , in quanto a fronte di un referendum tenutosi nel lontano 1993, col quale si chiedeva di abrogare il finanziamento pubblico ai partiti, ottenne un’adesione plebiscitaria, che si attestava al 90%. I partiti hanno saputo invertire la rotta camuffando i finanziamenti in “rimborsi elettorali” dopo solo otto mesi, lacerando palesemente la volontà popolare, la quale oggi gli è stata anche negata anche la possibilità di scegliere il proprio candidato. Secondo dati attinti da “Il Fatto Quotidiano”, le sovvenzioni concesse ai partiti politici ammontano: nel 2001 a 195 milioni di euro, nel 2006 a 36 milioni di euro e nel 2008 a 453 milioni di euro, per un totale di 1.084 milioni di euro.
Addirittura Beppe Grillo ne parlava in uno dei suoi spettacoli circa dieci anni fa, e fu sommerso dalle critiche: ”qualunquista”, “anti-politica”, “demagogo”.
Ora la questione è sotto gli occhi di tutti, ma si cerca addirittura di sminuire la vicenda; complice anche una informazione sovente faziosa da ambo gli schieramenti e finanziata pubblicamente daipartiti stessi e dalle banche.
Alla fine si cercherà un solo capro espiatorio come è solito fare in modo italiano, per celare il marcio che c’è dietro.
Del resto, Gian Antonio Stella, in un suo articolo, aveva sottolineato i costi esorbitanti sostenuti dalla nostra classe dirigente sotto forma di rimborsi elettorali: ogni cittadino italiano (senza considerare i contributi ai gruppi parlamentari o ai gruppi consiliari regionali) spende per mantenere i partiti circa 3 euro e 30 centesimi l’anno. È molto più rispetto alla Spagna (2 euro e 30) ma il doppio della Germania (1,61 euro; anche se lì vengono finanziate pure le fondazioni che ai partiti sono strettamente legate) e due volte e mezzo rispetto alla Francia (1,25 euro).
E non è tutto: i cittadini italiani stanno pagando tuttora sia i rimborsi della legislatura con Presidente del Consiglio Prodi che quella con Berlusconi immediatamente successiva. Beffa doppia, quindi.
E’ la legge italiana attualmente in vigore che prevede, in caso di elezioni anticipate, la possibilità di accumulare i finanziamenti della precedente legislatura nonché quelli della precedente.
I telegiornali e i talk show hanno sorvolato per tanti anni sui costi della politica, soffermandosi sui casi di cronaca nera che hanno cancellato dai loro stessi sommari le attività preminenti della Casta. Non ultimo il caso della Costa Concordia, pompato più del dovuto, per poi glissare il caso Cosentino, graziato anche da alcuni voti della pseudo-opposizione presente in Parlamento.
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